John Grome
Il pittore John Grome, spentosi all’età di 93 anni, ha vissuto e lavorato per gran parte della sua vita in Italia, paese al quale si è avvicinato grazie a una mostra di pittura contemporanea della Scuola Romana tenutasi a Londra. Uno degli artisti qui rappresentati era il pittore neorealista Renato Guttuso. Grome resta affascinato dai suoi quadri e decide di volerne sapere di più. Arriva a Roma nel 1947 ed entra in contatto con l’artista italiano, il quale gli propone immediatamente di condividere il suo nuovo studio a Villa Massimo. Il movimento figurativo italiano del dopoguerra offre a Grome un ambiente piacevole e stimolante nel quale sviluppare la propria arte. Il pittore trova in Guttuso un mentore e un amico, e ben presto inizia a frequentare un circolo di artisti e intellettuali accomunati da posizioni politiche di sinistra. Ne fanno parte gli scrittori Alberto Moravia e Carlo Levi, i registi Pier Paolo Pasolini e Francesco Rosi e il pittore Corrado Cagli. Balthus si unisce al gruppo nei primi anni Sessanta. Grome, che vive con la famiglia sull’Appia Antica e negli anni Cinquanta si trasferisce in una piccola fattoria a Zagarolo, si identifica completamente con la vita e la cultura italiana. Alcune delle sue opere più pregevoli sono ispirate alla luce del paesaggio mediterraneo.

Grome diventa precocemente consapevole che la pittura è parte integrante del suo essere. Nato a Londra da un prete irlandese, frequenta una scuola pubblica per figli di ecclesiastici ma resiste a tutti i tentativi di essere spinto verso una vita religiosa. Studia pittura presso la Goldsmiths School of Art sotto la guida del dotato Clive Gardiner e nei primi anni Trenta insegna arte in una scuola di canto a Durham, ma l’impegno non dura a lungo perché l’avventuroso Grome desidera ardentemente vedere l’India. Entra nei Fucilieri Reali per coronare questo sogno ma lascia l’esercito dopo appena sette mesi. Si ferma in India per quasi cinque anni, insegnando inglese ed esplorando la cultura e i paesaggi del subcontinente. In questo arco di tempo conosce Gandhi, dal quale resta profondamente colpito. Rientrato in Inghilterra appena prima dello scoppio della guerra, diventa obiettore di coscienza. Negli anni del conflitto lavora nella Difesa civile a Londra come autista di ambulanza, subendo gravi ferite durante il salvataggio delle vittime del Blitz. Ricomincia a dipingere nel 1945 e prende in affitto un atelier a Manresa Road, nella zona di Chelsea; si mantiene dando lezioni di disegno dal vero e uno dei suoi allievi è Sir Alec Guinness. Gli atelier di Manresa Road sono affittati a diversi pittori e scrittori, tra cui Dylan Thomas e Mervyn Peake. Fa parte di questo gruppo anche la pittrice Vera Cunningham, musa di Matthew Smith e soggetto di molti suoi ritratti. Grome stringe una solida amicizia con Peake e la moglie Maeve e riceve in dono dal pittore graziosi disegni della sua primogenita appena nata, Allegra.

Grome conosce la moglie Mave Beadle nel 1950 a Roma, dove la donna lavora come ostetrica. Nei cinquantaquattro anni della loro unione, Mave continuerà a essere per l’artista uno straordinario sostegno. Nel 1965 la coppia torna a Londra e vi resta qualche anno per garantire ai tre figli un’istruzione inglese. Grome insegna alla Hornsey School of Art, ma odia il grigiore di Londra e dopo alcuni anni riporta la famiglia in Italia.

Grome era un pittore integro e coraggioso. I suoi lavori hanno ricevuto il plauso della critica e sono stati esposti in collezioni private sparse per il mondo. Già nel 1955, Guttuso descriveva i dipinti di Grome come “opere di rara armonia, appassionate, calde e luminose”. Il suo utilizzo audace e vigoroso del colore gli ricordava lo stile di Matthew Smith. Nel 1964, sul “Sunday Times”, John Russell definiva Grome come uno dei pochissimi artisti che sono riusciti a realizzare il “sogno anglo-italiano”, osservando che la totale sintonia con la vita mediterranea rivelata attraverso i quadri non aveva  mai implicato da parte del pittore l’abbandono delle radici inglesi. Le opere di Grome sono spesso contemplative e riflessive, i soggetti talvolta simbolici. La mostra allestita a Milano nel 1972 è stata interamente dedicata a dipinti prodotti dopo il suo avvicinamento al buddismo zen. L’ultimo evento pubblico che lo ha visto protagonista è stata un’importante retrospettiva tenutasi a Roma nel 1986.

Grome era un uomo di grande vitalità, ottimismo e ironia, profondamente amante della vita. Aveva sentimenti e opinioni forti che esprimeva in maniera aperta. Dotato di una rara sensibilità, era capace di notevole fascino. Grome era interamente dedito alla propria arte. Disprezzava  l’affarismo e le mode del momento e non ha mai cercato di promuovere se stesso o il proprio lavoro. Spirito libero e indipendente, per molti aspetti avanti con i tempi, si è preso la libertà di cambiare stile in diverse fasi del suo percorso artistico, esprimendo un’intensa forza vitale anche nei dipinti realizzati in età avanzata. Grome ha continuato a lavorare ogni giorno nel suo studio di Roma fino a pochi mesi prima di spegnersi.

Gli sopravvivono la moglie Mave e i tre figli Allegra, Renato e Simon.

John Patrick Grome, pittore, 14 marzo 1911 – 12 luglio 2004

Lynda Hillyer

"Guardian Newspaper Obituary"

 

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